Velociraptor Dinosauro carnivoro del Cretaceo

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Dal nome evocativo che significa letteralmente “rapace veloce”, il Velociraptor era un piccolo, scattante dinosauro carnivoro vissuto tra i 75 ed i 71 milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo. Grande più o meno quanto un tacchino, il Velociraptor era dotato di zampe lunghe e agili, di artigli affilati e di denti taglienti ed appuntiti serrati in un’ampia bocca possente.

Efficace come una macchina da guerra, il Velociraptor era un predatore instancabile e veloce, sufficientemente intelligente da compensare le piccole dimensioni con il lavoro di gruppo: quando la preda era troppo grossa per essere attaccata da un solo esemplare, infatti, si organizzavano in gruppo e non le lasciavano scampo alcuno.

Osannati nei celebri film a tema giurassico di Steven Spielberg, l’immagine attribuita a questo dinosauro e trasmessa al pubblico, in realtà non coincide con quella originale, dal momento che tutti i paleontologi che hanno affrontato l’argomento, concordano nel ritenere che il corpo del Velociraptor fosse ricoperto di piume.

Velociraptor: il primo esemplare fossile fu ritrovato nel Deserto del Gobi

Nel corso di una spedizione in Mongolia organizzata dal Museo di Storia Naturale di New York, nell’agosto del 1923, nel Deserto del Gobi fu rinvenuto per la prima volta lo scheletro fossile di un Velociraptor: a colpire i ricercatori, oltre alla straordinaria integrità del teschio, la presenza del caratteristico artiglio a falce in corrispondenza del secondo dito della zampa posteriore.

Henry Fairfield Osborn, l’allora presidente del Museo, battezzò la nuova scoperta col nome di Velociraptor, come logica conseguenza delle caratteristiche fisiche del piccolo dinosauro che ne evidenziavano la natura di carnivoro e di buon corridore.

Immagine Velociraptor

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Di Fred WierumOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Da allora, molti altri esemplari fossili della stessa specie sono stati rinvenuti nel Deserto del Gobi, il più importante dei quali, ritrovato nel 1971, rientra in un gruppo di “dinosauri combattenti“, dove l’esemplare di Velociraptor è rimasto immortalato nel momento in cui lotta con un Protoceratops.

Il gruppo fossile, che in Mongolia è considerato alla stregua di un monumento nazionale, è stato generato con ogni probabilità da una fortuita, improvvisa colata di fango che ha ucciso entrambi gli animali, lasciandoli in una straordinaria ed esplicativa posizione: il Velociraptor che ferisce il Protoceratops al collo col suo temibile artiglio, mentre il povero erbivoro, nello strenuo tentativo di difendersi, morde la zampa anteriore destra del predatore.

Ulteriori interessanti ritrovamenti sono stati portati alla luce nel corso di successive campagne di studio, in Mongolia e in Cina, fino ai primi anni del Duemila e i fossili ritrovati hanno permesso di classificare almeno due diverse specie di Velociraptor, definite rispettivamente Mongoliensis e Osmolskae.

Il Velociraptor si inserisce nella sottofamiglia dei Velociraptorinae, a sua volta appartenente alla famiglia dei Dromaeosauridae. Questi ultimi vengono generalmente inseriti, da diversi autori, nella famiglia degli Archaeopterygidae, motivo per il quale questo piccolo predatore può essere considerato, a tutti gli effetti, come un uccello terricolo.

Velociraptor: come appariva il più piccolo e veloce dei dinosauri predatori

Il Velociraptor aveva lunghezza che poteva raggiungere e perfino superare i due metri, compresa la coda decisamente importante e il lungo collo a forma di esse, per un’altezza al garrese di circa cinquanta centimetri e un peso medio di 15 chilogrammi: misure che rendono questo dinosauro un Dromeosauride di media grandezza.

La sua testa, munita di muso lungo e piatto sui lati, presentava una caratteristica curvatura che la rendeva incavata nella parte superiore e leggermente arrotondata in quella inferiore, e che dava forma ad una potente mascella corredata di 26/28 denti, disposti in un’unica fila, aguzzi e ben distanziati.

I denti posteriori, in particolare, apparivano dotati di una particolare zigrinatura atta a trattenere la preda in una morsa inesorabile. Le zampe anteriori, che è possibile definire correttamente “mani”, poiché il Velociraptor era di fatto bipede, presentavano tre artigli, di cui il centrale più sviluppato dei due laterali.

Dallo studio attento della struttura ossea del polso, si è potuto concludere che questo dinosauro non fosse in grado di assumere la posizione a quattro zampe e che, in fase di riposo, la sua postura fosse eretta e con le mani in avanti, rivolte palmo contro palmo, in una sorta di applauso silente.

I piedi erano composti da quattro dita:la prima fungeva da sperone, come nelle zampe del gallo odierno, la seconda era tenuta sollevata da terra e utilizzata esclusivamente durante la caccia, mentre la terza e la quarta svolgevano la precipua funzione di sostegno di tutto il corpo dell’animale.

L’artiglio presente sul secondo dito, in effetti, rappresentava l’arma più temibile del Velociraptor. Dalla forma inequivocabile di falce, questo artiglio, che raggiungeva la considerevole lunghezza di 6,5 centimetri, era retrattile e veniva tenuto sollevato da terra durante la corsa, per essere sguainato come una sciabola micidiale nel momento dell’attacco alla povera preda inerme.

La lunga coda assicurava la stabilità della corsa, rendendola ancora più efficace; diversi studiosi ritengono che il Velociraptor fosse in grado di irrigidirla fino a renderla simile ad un bastone di cui servirsi nell’attività predatoria.

Il Velociraptor e l’ipotesi del mantello piumato

Solo nel 2007, dopo l’attenta osservazione di uno scheletro fossile ben conservato, alcuni ricercatori, notando la presenza di papille ossee tipiche degli uccelli, distribuite sull’ulna del Velociraptor, giunsero alla conclusione che questo piccolo dinosauro fosse dotato di piume.

Del resto, i paleontologi erano ben coscienti del fatto che gli antenati del Velociraptor fossero ricoperti di piume e perfettamente in grado di volare e che, pertanto, anche il piccolo Dromeosauride, sebbene non più capace di spiccare il volo, avesse potuto conservare, tra i caratteri ereditari, un fitto piumaggio, alla stregua di un qualsiasi uccello terricolo.

Sebbene il sospetto covasse da tempo tra gli esperti, nessuno era stato in grado di fornire prove incontrovertibili sul piumaggio del Velociraptor, e nonostante l’assenza delle papille ossee non escluda la presenza di penne (i fenicotteri, ad esempio, pur essendo piumati non presentano papille ossee) il ritrovamento dell’ulna fossile ha definitivamente fugato ogni dubbio.

Il Velociraptor, del resto, possedeva ossa cave e covava le sue uova proprio come un uccello; perché quindi non sfoggiare una livrea piumata? Un ulteriore indizio a vantaggio di questa tesi si ricava dall’osservazione di tutti gli uccelli terrestri attualmente esistenti sul pianeta: ebbene, tutti presentano papille ulnari, nonostante abbiano perso da tempo la capacità di volare.

Le piume, in questi casi come in quello del Velociraptor, assumono un ruolo diverso dal volo, che può essere la termoregolazione corporea, l’isolamento termico durante la cova delle uova o il miglioramento dell’aerodinamicità durante la corsa.

Raptor : le strategie di caccia del Velociraptor

Lo studio attento del gruppo fossile dei dinosauri combattenti ha svelato molti dettagli sulle abitudini del Velociraptor, primo tra tutti che si trattasse, con ogni probabilità, di un animale notturno. Il magnifico gruppo fossile, già descritto in precedenza, acquista importanza inestimabile in paleontologia perché, nell’immortalare per l’eternità una scena di caccia comune nel Cretaceo, ha cristallizzato comportamenti e strategie di attacco di un animale che oggi non esiste più e che non è più possibile osservare.

I fossili di Velociraptor, che solitamente ritraggono l’animale in posizioni statiche, assunte nel momento in cui sopraggiungeva la morte, in questo caso restituiscono l’animale nel pieno dell’azione dinamica. Probabilmente, una colata di fango ha seppellito i due animali in pochi attimi, non consentendo loro nemmeno di capire cosa stesse accadendo.

Il Velociraptor è rimasto immortalato nel momento in cui affonda il suo artiglio nelle gola del Protoceratops, alla ricerca della giugulare, con l’intento di reciderla con un colpo netto. Questo gesto sconfessa la teoria dominante secondo la quale il Velociraptor utilizzasse il suo potente artiglio per sventrare le sue prede: nulla di più falso.

L’artiglio, appuntito ma non affilato, è in grado di affondare nelle carni ma non di tagliarle, ed era quindi plausibilmente impiegato per recidere la trachea, squarciando la gola, ma non per operare un taglio nei profondi muscoli addominali della preda.

Nessuna prova evidente, inoltre, è stata rinvenuta a sostegno della tesi che il Velociraptor fosse un cacciatore sociale, capace cioè di organizzarsi in gruppo per abbattere grosse prede. Nonostante diversi scheletri fossili siano stati rinvenuti intorno a singoli esemplari di Tenontosaurus, grossi dinosauri erbivori che costituivano potenziali prede del Velociraptor, di fatto non è possibile affermare con certezza che le battute di caccia venissero effettuate in gruppi organizzati.

Dimensioni Velociraptor

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Di Fred WierumOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Dall’analisi delle zampe, i ricercatori sono giunti alla conclusione che il Velociraptor utilizzasse una strategia di caccia molto simile a quella degli odierni rapaci: egli saltava sulla preda e si aggrappava saldamente al suo corpo con gli artigli, tenendola bloccata col proprio peso, quindi cominciava a divorarla mentre quest’ultima era ancora in vita.

La lunga coda rigida e gli arti anteriori ricoperti di piume, contribuivano al bilanciamento del Velociraptor, mentre questo stringeva la preda e si nutriva del suo corpo, utilizzando le mandibole seguendo un tipico movimento a sega. La morte per dissanguamento interveniva, infine, ad interrompere le atroci sofferenze del povero animale che aveva la sfortuna di finire tra le sue grinfie rapaci.

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