Plesiosauro Dinosauro Marino dal collo lungo

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Plesiosauro plesiosaurus dinosauro marino acquatico
By Creator:Dmitry Bogdanov - dmitrchel@mail.ru, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3919828

I plesiosauri sono i rettili acquatici che vissero tra il Triassico e il Cretaceo diventando una delle specie più diffuse del Periodo Giurassico. Questi animali preistorici si contesero il dominio delle acque marine con altre specie tra cui gli Ittiosauri. La loro estinzione avvenne verso la fine del Periodo Cretaceo a causa del K-T, ovvero l’evento catastrofico che porto alla sparizione dei plesiosauri e di molti altri gruppi di rettili.

La definizione plesiosauro o plesiosaurus è riferito a tutti gli esemplari del genere Plesiosauria, comunemente però tale definizione viene utilizzata solo per indicare gli animali primitivi con il collo lungo che fanno parte del sottordine Plesiosauroidea. Nello stesso modo si identifica il famoso Nessie, noto anche come il mostro di Lochness.

Descizione del Plesiosauro

Il dinosauro marino dal collo lungo veniva descritto nei primi dell’Ottocento dal paleontologo inglese William Conybeare “Un serpente passato attraverso il corpo di una tartaruga”. Effettivamente, le specie che appartenevano ai membri al genere Plesiosauroidea erano rappresentati perfettamente da quest’immagine composta da un corpo largo con la coda corta e il collo lungo oltre ad avere delle zampe costituite da pinne.

I plesiosauri erano infatti dotati di quattro zampe che hanno subito un’evoluzione tale da trasformarsi in strutture simili a pagaie pratiche ed efficienti per lo spostamento rapido nell’acqua. Gli antenati dei plesiosauri, ovvero i notosauri avevano un corpo simile ai coccodrilli mentre i primi esemplari di plesiosauri erano più piccoli e corti.

Le tipologie di plesiosauri vengono distinte per la dimensione della testa e l’estensione del collo. I membri appartenenti al gruppo dei Presiosauroidi come i criptoclididi, gli elasmosauridi e i plesiosauridi erano caratterizzati da collo lungo, si pensa che abitassero nelle zone marine in cui vi era acqua bassa. La loro alimentazione ra basata sul nutrimento raccolto sui fondali marini.

Nel periodo di massima presenza di plesiosauri sul pianeta vi fu la comparsa di animali dall’aspetto incredibile come gli Elasmosaurus, dotati di collo lungo fino a 7 metri e sostenuti da un grande numero di vertebre per garantire la flessibilità di questa parte del corpo.

Vi erano però, alcune specie Pliosauridea, come i romalerosauridi e i pliosauridi, avevano un collo più corto e una testa grande con forma piuttosto allungata. Queste specie vivevano nelle profondità delle acque marine.

La morfologia del Plesiosauro

Il gruppo dei plesiosauri erano tutti dotati di due coppie di zampe che somigliavano a pinne o pagaie. Tale cambiamento evolutivo viene utilizzato per consentire spostamenti rapidi e caccia in acqua tramite un particolare movimento rotatorio e verticale.

I Plesiosauri vengono rappresentati nelle ultime ricostruzioni, dotati di una pinna caudale come avevano anche le specie di ittiosauri e alcuni esemplari di monosauri. Probabilmente la coda serviva esclusivamente per la direzione della spinta, fungeva quindi da timone. Si pensa che il movimento creato sia stato simile ai pinguini e le tartarughe marine di oggi che presentano zampe a pagaia.

Il muso era caratterizzato da narici interne mentre il palato aveva delle scanalature che canalizzavano l’acqua, lo scorrimento di quest’ultima veniva mantenuto in modo adeguato dalla pressione idrodinamica sulle narici esterne posizionate posteriormente. Nei condotti nasali vi erano epiteli olfattivi che permettevano ai plesiosauri di odorare l’acqua che passava nei condotti.

Generalmente i plesiosauri sono considerati i predatori marini più grandi di tutti i tempi di cui i più piccoli raggiungevano una lunghezza di circa due metri. Gli esemplari più grandi,compresi nella famiglia dei Pliosauri come il famoso mostro di Aramberri, potevano arrivare ad avere una lunghezza totale di oltre 15 metri.

Vi erano poi alcuni esemplari apparsi durante il Triassico come lo Shastaurus, la cui crescita poteva arrivare a 21 metri di lunghezza dalla testa alla coda. Senza dimenticare i monosauri appartenenti al Cretaceo che superavano, in certi casi, i 15 metri come nel caso dell’Haninosaurus. Il capodoglio e le balenottere di oggi, superano ampiamente le dimensioni dei plesiosauri.

La storia della scoperta dei plesiosauri

Nella prima metà del 1800 fu Mary Anning a dinire famosa grazie alla scoperta dei resti di rettili marini a Lyme Regis, situato nel Dorset, Regno Unito. La paleontologa fu la prima a trovare i fossili del Plesiosaurus dolichodeirus che venne preso ad esempio come esemplare tipico della specie. L’area del ritrovamento è divenuta poi, e lo è tutt’ora, patrimonio dell’umanità ed è stata nominata Jurassic Coast.

Successivamente i fossili di plesiosauri si sono rivelati presenti in ogni continente compreso l’Antartide. I fossili che sembrano destare maggiore interesse nei ricercatori sono quelli provenienti dalla Germania luogo in cui si conserva l’intera impronta del corpo di un plesiosauro. Altrettanto interessante sono i ritrovamenti effettuati in Nordamerica e, precisamente, presso il mare interno occidentale.

Le ultime scoperte riguardano il mostro di Aramberri, animale preistorico ritrovato in Messico incompleto nella sua formazione ma chiaramente riconoscibile come plesiosauro. La lunghezza di questo esemplare in vita si calcola che sia stata di almeno 15 metri, anche se i media in origine dichiararono stime esagerate di oltre 25 metri di lunghezza. Nello stesso modo fu sbagliata l’attribuzione alla specie Liopleurodon.

Tra i ritrovamenti storici vi è, inoltre, il Predator X un plesiosauro di dimensioni gigantesche che fu rinvenuto nelle Svalbard nel 2006, una scoperta relativamente recente. Sullo scavo che riguarda questa specifica scoperta è stato realizzato anche uno special per la televisione che riporta lo stesso nome.

Un nuovo studio dei reperti riguardanti Predator X avvenuto nel 2012, determinò che la specie a cui apparteneva tale esemplare di dinosauro era classificabile nella famiglia dei Pliosaurus. In Italia, il più grande fossile plesiosauro ritrovato misura circa 4 metri di lunghezza ed è stato individuato nel 1981 nell’area dell’Altopiano di Asiago. L’esemplare italiano di questa specie è conosciuto con il nome di Anguanax Zignoi.

Il calco di Seeleyosaurus

I paleontologi hanno scoperto in molti reperti fossili di plesiosauri la presenza nello stomaco, o dove si presume che fosse posizionato, di resti animali del tipo belemniti simili a seppie e ammoniti che erano dei molluschi simili agli attuali nautili. Da queste scoperte si deduce facilmente quale poteva essere l’alimentazione di questi grossi animali acquatici primitivi.

Il plesiosauro era caratterizza da mascelle robuste che riuscivano a rompere il guscio duro della preda. Inoltre nel periodo del Giurassico erano presenti anche pesci ossei come gli Osteichthyes, ed è molto probabile che facessero parte del menù dei plesiosauri.

McHenry e Wroe, paleontologi, avrebbero però scoperto nel 2005 che alcuni esemplari di questa specie con il collo lungo, si nutrissero prevalentemente di animali da fondale marino come i crostacei e i gasteropodi.

Per quanto riguarda la riproduzione invece, si credeva che i plesiosaurus più piccoli strisciassero sul terreno per raggiungere un luogo sicuro dove deporre le uova come accade oggi per le testuggini. Una ricerca del 2011 effettuata degli scienziati O’Keefe e Chiappe, ha rivelato che i piccoli plesiosauri nascessero in acqua.

Questa idea è nata dalla scoperta di un fossile appartenente alla specie Polycotylus che mostra in modo inequivocabile un esemplare di piccole dimensioni al suo interno. Da questa scoperta si è dedotto che sia probabile una sorta di parentela del plesiosauro con l’odierna balena.

Una curiosità riguarda le pinne del plesiosauro e, in particolare, la loro struttura: non esiste al giorno d’oggi un animale che possieda un adattamento similare. Osservando la tartaruga marina si nota come questa nuoti utilizzando solamente gli arti anteriori. I ricercatori si mostrano quindi indecisi sul sistema di utilizzo delle pinne da parte del plesiosauro per muoversi nell’acqua.

I plesiosauroidi che presentavano un collo corto come i Liopleurodon, dovrebbero essere stati degli abili e veloci nuotatori. La tipologia a collo lungo, invece appare strutturata più per le manovre che per la velocità. Nel 2005 furono ritrovati degli scheletri che mostravano nell’area dello stomaco alcuni gastroliti, ovvero pietre arrotondate che si pensa aiutassero il plesiosauro ad appesantirsi per scendere in profondità oltre a facilitare la digestione degli alimenti.

La classificazione dei plesiosauri

I plesiosauri che si originarono nel periodo del Triassico superiore ed erano comunemente presenti sia nel Giurassico che nel Cretaceo, avevano una stretta parentela con i notosauri che rappresentavano una specie tipica dei mari del Triassico.

Alcune specie come lo Pistosaurus, Augustasaurus, Bobosaurus, Yunguisaurus avevano delle caratteristiche fisiche intermedie fra i due gruppi. Non è chiara, ancora oggi, la classificazione di tali esemplari e le famiglie come quelle degli Romaleosauridi, Leptocleididi, Policotilidi e Aristonectidi non trovano una collocazione che sia riconosciuta a livello mondiale.

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