Paleontologo e Paleontologia

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paleontologo e paleontologia

La paleontologia è un termine di derivazione greca che vuole dire studio dell’essere antico, dall’unione delle due parole palaios e logos che indicano appunto, rispettivamente, antico e studio.

È un ramo delle scienze naturali che si occupa di studiare gli essere viventi che si sono succeduti nel corso delle varie eree sulla terra.

Nata e diffusasi tra il Seicento e l’Ottocento, la paleontologia è una scienza che si situa a metà strada tra la biologia e la geologia: occupandosi dello studio dei fossili, dei reperti e resti di natura animale e vegetale è una scienza molto importante per capire l’evoluzione degli animali, dell’uomo e della terra.

Paleontologo significato

La paleontologia è la scienza oggetto di lavoro e di studio da parte del paleontologo. Questi è infatti uno scienziato che si occupa di studiare la vita animale e vegetale del passato, grazie soprattutto all’analisi e allo studio sui vari reperti fossili a sua disposizione sui processi di fossilizzazione.

Il paleontologo è una professione cha abbraccia una serie di settori: questo scienziato infatti studia l’evoluzione dei vertebrati, ovvero degli animali di grosse dimensioni come dinosauri, anfibi, mammiferi, pesci e uccelli.

Allo stesso modo, il paleontologo si occupa dello studio degli animali invertebrati, ossia dell’evoluzione delle specie animali senza scheletro.

Paleontologo cosa studia.

L’attività del paleontologo si sostanzia e si sviluppa anche in altri ambiti dell’evoluzione e, precisamente nello studio:

  • della botanica, quindi delle piante fossili;
  • della palinologia, lo studio dei microfossili quali pollini e spore organiche;
  • la paleoecologia, che si caratterizza per analizzare e studiare gli ambienti atmosferici e climatici che si sono succeduti nel tempo;
  • la tafonomia, che corrisponde allo studio del processo cha porta un organismo alla fossilizzazione. Questo studio parte dalla ricostruzione delle cause di morte dell’organismo, della sua decomposizion e del suo deperimento, fino ad analizzare la fase di sepoltura ed il successivo procedimento di fossilizzazione;
  • la micropaleontologia, infine, studia i fossili microscopici, importanti non solo per capire l’evoluzione animale e vegetale ma anche per individuare i giacimenti di petrolo e perciò un’attività molto utile per le industri estrattive.

Come diventare paleontologo

Il percorso per diventare dei bravi paleontologi non può prescindere da una condizione di base essenziale: la passione per la storia e la curiosità per l’evoluzione della specie e della terra.

Dal punto di vista materiale e tecnico, dopo una laurea in geologia o in scienze naturali, il passaggio successivo per coloro che ambiscono a diventare paleontologi è quello di collaborare con enti di ricerca, con le Università che mettono a disposizione borse di studio o dottorati di ricerca presso enti o musei.

Altrettanto importanti sono i percorsi formativi che possono essere posti in essere da associazioni e fondazioni private, anche straniere.

Le conoscenze di base, richieste per svolgere la professione di paleontologo sono:

  • chimica, fisica e matematica;
  • geologia in tutti i suoi aspetti;
  • ottime conoscente informatiche, soprattutto dei software per l’analisi dei dati;
  • conoscere le lingue straniere, in quanto il confronto con altri studiosi è di vitale importanza per le ricerche ma anche per confrontare i dati raccolti.

Attrezzi e strumenti del paleontologo

Per la sua attività, il paleontologo si serve di tutta una serie di attrezzi e strumenti, utili per le ricerche e altri, necessari per analizzare i reperti cosi trovati e ricavarne quante più informazioni possibili.

Tra i primi, non possono mancare martelli, mazzetti e scalpelli, cosi come anche piccole pale, tutti strumenti necessari per l’attività di scavo e di ricerca.

Altrettanto importanti, sempre nella fase di ricerca, sono strumenti come le pinzette, coltelli, cacciavite, lenti di ingrandimento e binocolo, cosi come pennelli e spazzole: questi ultimi si rivelano molto importanti per una prima analisi e pulizia dei reperti fossili recuperati in fase di scavo.

Tutto quanto raccolto, deve essere poi racchiuso in determinati contenutori e buste, spesso ermetici o di plastica, al fine di essere conservati e poi catalogati.

Si pensi che i contenitori di plastica utilizzati dal paleontologo possono contenere fino a 150 pezzi e, nonostante ciò conservano la loro caratteristica di leggerezza e praticità.

Ovviamente, data la delicatezza dei reperti coi quali il paleontologo lavora, tutti questi attrezzi sono ben diversi da quelli comuni: martelli, mazze, scalpelli, pale, cosi come anche giraviti e pinzette varie, hanno una consistenza ed un peso molto inferiori rispetto agli stessi prodotti comuni, appunto perchè la loro funzione non è quella di scavo fine a se stesso ma quella di dover sollevare zone di terra al fine di far riemergere eventuali reperti fossili.

A tutti questi oggetti, che sono del resto comuni anche ad un archeologo, si aggiungono una serie di acidi, composti e prodotti chimici, necessari e utili molto spesso in laboratorio, per isolare alcuni reperti e ottenere i primi risultati.

Oltre a questa serie di oggetti, il paleontologo si serve di tutta una serie di componenti e strumentazioni teconologiche, che possono essere catalogate sotto la voce di harware e software di ultima generazione, utili per analizzare, scannerizzare e ottenere tutte le informazioni che l’analisi di laboratorio è in grado di dare.

Si pensi, ad esempio all’analisi del DNA su alcuni campioni e reperti fossili, oppure agli strumenti teconologici che permettono l’analisi ai raggi X dei fossili contenuti nei campini di ambra.

L’attività del paleontologo, quindi, non si caratterizza per essere solo ed esclusivamente un lavoro di analisi, ricerca e studio: richiede anche molto lavoro sul campo, un lavoro di ricerca che spesso non da i frutti sperati o ne da in misura minore rispetto a quanto si pensava.

E allora ritorna il discorso cui si accennava prima, ossia che per svolgere il mestiere del paleontologo fondamentali, oltre alle conoscenze di base e specifiche, sono anche la curiosità e la voglia di scoprire, lo spirito avventuriero e di iniziativa e soprattutto la dedizione ad un lavoro che può essere molto appagante.

Storia della paleontologia

I primi studi sui fossili di cui abbiamo traccia risalgono al periodo degli antichi greci: in epoca ellenistica, infatti, molti scienziati e storici dell’epoca notarono i primi resti fossili in prossimità dei luoghi marini e i più attenti di questi studiosi collegarono la loro presenza col fenomeno dell’erosione della crosta terrestre.

Nel periodo Medievale, l’analisi di questi fenomeni fu considerata spesso se non del tutto un’attività marginale in quanto i fossili che si rinvenivano erano considerati alla stregua di scherzi della natura o resti animali uccisi dal diluvio universale.

Fu solo intorno al Quattrocento, grazie a Leonardo da Vinci, che lo studio dei fossili animali e vegetali inziò ad essere approfondito e visto con l’importanza che gli si doveva: il genio fiorentino, considerato tra l’altro uno dei padri fondatori delle paleontologia, considerava fondamentale lo studio dei fossili per comprendere meglio l’evoluzione non solo di animali, piante e vegetali, ma anche della terra nella sua interezza.

Nel XIX secolo, i fossili ritrovato e fino ad allora rinvenuti, iniziaro ad essere studiato col solo scopo di essere catalogati e classificati, in attesa che ulteriori analisi, ricerche e studi, rendessero possibile trarre quante più informazioni possibili dai reperti che sicuramente si riteneva contenevano indicazioni importanti sull’evoluzione.

Sul finire dell’Ottocento, si ebbe un fenomeno che potremmo definire di caccia ai fossili, con decide di studiosi, ma anche curiosi, che giravano il mondo alla ricerca di pietre, rocce e in generale elementi che potessero contenere fossili utili allo studio dell’evoluzione animale e umana. Da allora, grazie agli studi e alle ricerche, ma anche soprattutto allo spirito avventuriero di ricercatori e scienziati, si è potuto recuperare un numero rilevanti di fossili in varie aree del mondo, le cui analisi hanno portato alla conoscenza dei vari provessi evolutivi degli animali, dei vegetali e della terra.

Paleontologia come scienza storica

La paleontologia è una delle tante scienze storiche: al pari dell’archeologia, della biologia evolutiva, essa aiuta ad analizzare, capire e comprendere i fenomeni del passato, ricostruirli e gettare cosi luce sulle cause di questi fenomeni e sulle possibili evoluzioni.

La paleontologia si articola su tre elementi principali: descrizione dei fenomeni del passato, valutazione di una teoria su quelle che possono essere state le cause dei fenomeni, applicazione pratica delle teorie che appurare i fatti.

Il paleontologo, infatti, per spiegare in maniera esaustiva lo studio dei fossili che si trova a dovere analizzare, formula una serie di teoria e cerca nei fossili la prova a sostegno delle stesse.

Alle volte, la teoria trova facile riscontro nello studio dei vari reperti fossili, mentre tante altre volte questo riscontro non c’è oppure non è cosi facile da appurare e richiedere ulteriori analisi, confronti e ricerche anche di altri reperti che possono poi accogliere o confutare la tesi.

È quindi un complesso lavoro di analisi e di ricerca, che si basa su elementi spesso di difficile decifrazione ma che oggi, con le più moderne tecnologie di cui la paleontologia dispone, riesce spesso a dare risultati eccezionali sulla storia dell’evoluzione animale e vegetale.

Suddivisione della paleontologia

La paleontologia al suo interno si suddivide in diversi settori o più precisamente tante varie sotto discipline.

Prima fra queste divisioni è quella che distingue la paleontologia generale e sistemica: la prima riguarda i processi di fossilizzazione, la seconda descrive l’attivia di questi processi anche alla luce dei fenomeni che l’hanno causata.

È questo il ruolo della paleontologia tassonomica, la quale studia l’insieme degli organismi vissuti nel passato che risultano dall’analisi dei vari strati fossilizzati nella roccia.

Molto importanti sono poi i settori della paleobiologia e della paleobotanica che si occupano, rispettivamente, dello studio delle caratteristiche fisiologiche degli essere viventi presenti in forma fossile e degli organismi vegetali, le piante, rinvenuti.

Fondamentale è anche la micropaleontologia, la quale si concentra sempre sullo studio dei fossili e in modo particolare sui piccoli micro organismi rinvenuti, siano essi di origine animale o vegetale.

Infine, ma non certamente meno importante è la biogeografia, che studia come si siano modificati gli organismi in relazione alla geografia della terra: una disciplina molto importante che serve anche a capire i cambiamenti nel corso del tempo delle placche tettoniche, utili per approfondire e conoscere meglio il meccanismo naturale del fenomeno dei terremoti.

Come si vede, la paleontologia è una scienza molto complessa e il lavoro del paleontologo non si limita solo ed esclusivamente all’analisi e allo studio dei fossili ma si rapporta con tutta una serie di discipline e materie senza le quali si ritornerebbe ad una sterile quanto inutile classificazione dei reperti.

Biologia e geologia su tutte, sono le discipline con le quali la paleontologia entra in connessione e senza le quali non si potrebbero cogliere determinati passaggi fondamentali per capire e meglio comprendere l’evoluzione del fenomeno della fossilizzazione ne, tantomeno, riuscire ad avere risultati concreti da questi studi.

Altresì molto importante è l’apporto che la ricerca e la scienza tecnologica hanno dato, soprattutto di recente, alla paleontologia.

Senza il ricorso a tecniche di ultima generazione, infatti, mai si sarebbero potuti raggiungere i risultati cui oggi è pervenuta la paleontologia: uno su tutti il ricorso all’esame del DNA, particolarmente recente, che ha permesso in molti casi di estrarre e studiare approfonditamente il DNA e la struttura molecolare di fossili animali e vegetali di milioni di anni fa, dando risultati utili non solo alla ricerca del fenomeno storico ma finalizzati anche a capire quali sono le prossime evoluzioni che ci aspettano.

La paleontologia è una scienza in stretta connessione anche con la esobiologia, che consiste nella ricerca di eventuali forme di vita su altri pianeti.

La collaborazione tra le due forme di scienza, infatti, partendo dall’analisi di come la vita è nata e si è sviluppata, crea simulazioni per poter capire il modo attraverso cui è possibile individuare forme di vita attuali o precedenti nell’universo.

Cosa studia la paleontologia

La paleontologia, attraverso il lavoro del paleontologo e degli altri scienziati di settori o di altri settori, si occupa principalemnte dello studio dei fossili.

I fossili più comuni oggetto di studio da parte dei paleontologi sono quelli che si riferiscono alle componenti dure, quali i denti, i gusci e le ossa, le quali contengono sufficienti informazioni per comprendere l’evoluzione degli organismi viventi e l’andamento del processo di fossilizzazione.

I reperti fossili, tuttavia, non si sostanziano solo in quelli cosiddetti duri ma molti sono quelli di natura molle: per lo più conservati presso fondali marini, questi interessanti fossili sono spesso fonte di informazioni preziosi per gli studiosi, che possono cosi reperire informazioni sull’ambiente e sul clima di milioni di anni fa, ma anche sulle abitudini alimentari degli animali e dei vegetali ritrovati.

Importanti, nellp studio della paleontologia, sono anche le cosiddette tracce fossili: si tratta di tutti quei reperti che non sono di natura ne dura ne molle ma che consistono in orme, tane, o altri resti o segni come i resti di pasti e vomiti, i morsi, che analizzati e studiati mettono il paleontologo nella condizione di scoprire ulteriori e importanti dati sulla vita degli animali e dei vegetali del passato nonchè sull’aspetto che aveva la terra.

Le osservazioni geochimiche, infine, sono le analisi che il paleontologo effettua sui resti fossili delle rocce che mettono in evidenza e risalto anche la data più o meno precisa a cui risale il reperto: attraverso lo studio geochimico, è possibile ricostruire la data nella quale è nata e si è sviluppata la vita sulla terra e le recenti tecniche di indagine al carbonio aiutano i ricercatori e gli studiosi a capire i mutamenti non solo climatici in atto sulla terra.

I risultati della paleontologia

Come si può notare, l’attività di analisi, ricerca e studio dei paleontologi, insieme con gli altri scienziati, non è un’attività fine a se stessa.

Attraverso l’analisi e lo studio sui fossili, è possibile ricostruire forme di vita precedenti alla nostra, vita animale e vegetale, capire come si è evoluta fino ai giorni nostri e comprendere anche come potrebbe evolversi in seguito.

Questo vale anche per la terra: lo studio dei fossili e del processo di fossilizzazione passa inevitabilmente anche per lo studio della terra, i cambiamenti climatici che si sono succeduti nel corso dei secoli e che potrebbero ancora avvenire con ripercussioni anche sulla vita.

Pertanto, lo studio della paleontolgia se da un lato di caratterizza per essere uno studio di carattere storico, dall’altro, come dicevamo anche all’inizio, è uno studio anche sul futuro e sull’evoluzione, essendo la paleontologia una scienza naturale a tutto tondo.

Nel corso della sua attività di analisi e ricerca, la paleontolgia ha avuto modo di studiare anche diversi fenomeni relativi alle estinzioni di massa, giungendo alla conclusione che periodicamente, sulla terra, si verificano eventi che portanto all’estinzione di determinate categorie di animali o vegetali in favore di altre forme di vita.

L’analisi di questi fenomeni del passato, porta i paleontologi a poter stimare anche il verificarsi in futuro di altri eventi del genere, con la possibilità anche di poterli in qualche modo anticipare e prevedere.

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