Neozoico o Era Quaternaria da 2 milioni di anni fa ad oggi

Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Neozoico era Quaternaria

L’Era Neozoica o Quaternaria rappresenta il periodo geologico più recente, quello che stiamo vivendo, ovvero l’ultimo eone Farozoico. Si tratta dell’ultima delle tre ere che comprendono l’era geologica del Cenozoico, questa iniziò verso la fine del Pliocene ovvero l’ultima era del Neogene 2 milioni e mezzo di anni fa. Il Neozoico viene descritto come il periodo finale in cui avvengono grandi cambiamenti climatici del pianeta Terra segnato da molte glaciazioni.

Era quaternaria (neozoica): da 2 milioni di anni fa ad oggi.

Cosa significa Era Quaternaria

Quaternario è un termine che viene indicato da Giovanni Arduino nel 1760 per descrivere l’ultimo dei quattro periodi in cui vengono suddivise le ere del pianeta ed è preceduto dal Primario, Secondario e dal Terziario.
Tale concetto viene ripreso dal geologo e archeologo, Jules Desnoyers, nella prima metà del 1800 quando fece un’attenta analisi del bacino della Senna. Fu proprio il ricercatore francese a constatare che l’età dei sedimenti situati in quel luogo erano molto inferiori rispetto alle formazioni rocciose del Terziario.

Come avviene l’evoluzione del termine scientifico

Verso la fine del ‘900 si contrapposero principalmente due tipologie di pensiero che riguardano la definizione di questa importante era geologica.

La prima si riferiva al favore della conservazione della definizione di Era Quaternaria o Neozoica per motivi storici, suggerisce un avanzamento dell’inizio di tale periodo a 2,6 milioni di anni fa. È proprio in questo periodo infatti che avviene l’ultima inversione del campo magnetico terrestre. Secondo questa opzione il Quaternario comprenderebbe tutto l’Olocene, il Pleistocene e il Gelasiano noto anche come Pliocene superiore.

La seconda opzione si riferiva invece, a favore della cancellazione di tale termine includendo le diverse epoche descritte all’interno del periodo del Cenozoico. Tale pensiero è dovuto alle difficoltà incontrate a livello storico per definire il periodo descrivendone aree geografiche e climatiche tropicali oltre all’assenza di effettive crisi biologiche. Un’altra motivazione per questa eventuale scelta è legata alla breve durata di tale era geologica rispetto a quelle precedenti, tanto da rischiare di non rendere efficaci le metodologie classiche di stratigrafia.

Tali dubbi sono stati risolti dalla Commissione internazionale di Stratigrafia che nel 2009 venne espressa ufficialmente confermando l’Era Quaternaria.

La suddivisione dell’era Neozoica o Quaternaria

Il riconoscimento da parte del CIS (Commissione Internazionale di Stratigrafia), riguardo al periodo compreso nell’era Quaternaria che suddivide in due epoche seguendo un preciso schema in origine di tempo partendo dalla più recente a quella più antica. Olocene è il periodo attuale che ha inizio 11.700 anni fa, preceduto dal Pleistocene.

Il clima dell’Era Quaternaria o Neozoica

Nei massimi periodi di glaciazione le temperature superficiali delle acque oceaniche era di 4/5°C meno rispetto a quella attuale che è di 18°C per quanto riguarda le aree subtropicali e di 14°C per quelle subpolari, mentre si hanno gradazioni similari per le acque tropicali. Nei periodi interglaciali, si rivelava una temperatura da 1/2°c superiore a quella attuale.

Il ghiaccio presente sulla maggior parte dei continenti modificò in grande misura la circolazione dei venti nell’atmosfera. Verso i bordi delle aree glaciali, i venti si presentavano forti e consistenti grazie a un’aria estremamente densa e ghiacciata. Il vento raccoglieva e trasportava elementi costituiti da polveri sottili che sono il risultato dell’erosione dei ghiacciai che si accumulano come loess, ovvero un deposito irregolare in diverse aree della terra come nel Missouri, in Europa centrale e in territorio cinese.

Le colline di sabbia presenti nel Nebraska sono un esempio sull’effetto dei venti del Quaternario che crearono dune di sabbia ampie ed estese che spesso sono ricoperte da pascoli. Il clima del Pleistocene nell’area del Pacifico del Sud subiva l’influenza dei venti alisei.

Nelle ere glaciali vi erano episodi piovosi più rari e di scarsa entità, questo accadeva per una diminuita quantità di evaporazione dell’acqua negli oceani. Tutto questo ha portato ad una desertificazione degli oceani creando aride distese si sabbia.

Le glaciazioni durante l’Era Neozoica o Quaternario

Il periodo dell’Era Quaternaria il pianeta ha superato ben 7 glaciazioni, tra queste ve ne sono 4 particolarmente evidenti: PrePastonian, Donau I e II, Günz, Mindel, Riss e Würm che rappresenta la più recente glaciazione risalendo a 11 mila anni fa.

La suddivisione proposta dai geologi Penck e Brückner verso l’inizio del secolo scorso calcolava una suddivisione in sole quattro periodi glaciali, ovvero Wurm, Mindell, Gunz e Riss ma questo modello è ormai fuori uso anche se viene ancora considerato per lo studio dell’evoluzione della Scienza Geologica.

Alla fine del XIX secolo, i geologi italiani hanno scelto di utilizzare criteri noti ai ricercatori esteri che fanno la differenza fra clima e avanzamento dei ghiacciai. L’avanzare dei ghiacciai è un dato fondamentale e rappresenta il risultato di una serie di parametri complessi tra cui vi è quello climatico.

Nello stesso periodo basato su un clima freddo, bisogna considerare i valori di umidità data dalle precipitazioni, questo perché senza la neve nemmeno il polo avrebbe formazioni glaciali. Bisogna anche considerare che le Alpi formano una barriera geografica importante in quanto riesce a influenzare le precipitazioni in entrambi i versanti.

La massa di aria umida tende a riversare l’umidità raccolta sul versante che incontra, perciò giunge sul lato opposto come aria secca o semplicemente portando bel tempo. Una nevicata che comprende tutta l’area delle Alpi può creare enormi ghiacciai sia sul versane settentrionale che quello meridionale, questa situazione però è alquanto inusuale.

Tutte le vallate effettuano le loro avanzate oltre alle ritirate dei ghiacciai e queste non avvengono contemporaneamente. Pur essendoci un parità di quote, le aree che attualmente ospitano i ghiacciai sono situati prevalentemente a nord. I ricercatori hanno osservato tramite rilevazioni costanti effettuate nel corso degli anni, che vi sono ghiacciai esistenti attualmente che stanno avanzando verso alcune valli limitrofe a ghiacciai che stanno, invece, arretrando.

Non si può, quindi, definirle glaciazioni parlando in modo generale utilizzando date precise e nomenclature adatte a tutti i ghiacciai europei. Wurm, come gli altri termini, potevano valere per indicare i ghiacciai in avanzamento individuale a nord delle Alpi, area in cui operavano Penck e Brückner. Per quanto riguarda il lato meridionale, ovvero quello italiano, vi è uno storico differente in quanto la sua scrittura è ancora in corso.

L’Italia settentrionale, ad esempio, presenta un’avanzata glaciale a cui è stato dato il nome di Glaciazione Cantù a causa della presenza del ghiacciaio ticinese oltre a quelli dell’Adda e dell’Oglio. Il massimo glaciale raggiunto è stato indicato come risalente a 18.000 anni fa. Prima di tale data si sono individuate almeno 10 ulteriori avanzate glaciali e successivamente sono stati segnalati dei ritiri totali.

Formazione dei continenti e mari

Nell’Era Neozoica ogni continente e mare assunse le forme che possiamo osservare tutt’ora. L’Inghilterra si staccò dall’attuale Europa, la Sicilia prese le distanze dall’Africa e dalla Calabria, il Mar Nero invece si unì al Mar Egeo. L’estensione dei ghiacciai che avvenne nell’ultimo pleniglaciale all’incirca 20 mila anni fa, formò una calotta ghiacciata della grandezza di circa 3/4 chilometri di spessore. Questa formazione causò un calo di oltre 130 m del livello del mare.

Il Quaternario racchiude un periodo di tempo relativamente breve durante il quale avvenne una deriva dei continenti pari circa a 100 chilometri. Tale distanza appare irrisoria per lo studio paleontologico anche se i segni di ogni spostamento sono così evidenti da aiutare gli studiosi a rilevare i vari cambiamenti geografici terrestri.

Il Pleistocene, vede l’Antartide completamente coperto dalla calotta glaciale come già si poteva osservare nel Pliocene. Non si è potuto comprendere però, se la Groenlandia sia sempre rimasta coperta di ghiaccio oppure abbia avuto dei periodi di assenza di tale elemento.

La flora durante l’Era Neozoica o Quaternaria

I cambiamenti climatici durante il ciclo di glaciazione agirono in modo importante nello sviluppo della flora e della fauna. Tutte le avanzate dei ghiacciai vi erano vaste aree dei continenti che si spopolavano totalmente, piante e animali si spostavano in direzione sud man mano che la parte ghiacciata aumentava. Fu una situazione di grande stress sommata ad una riduzione di spazi vitali e scarse fonti alimentari. I reperti fossili ritrovati mostrano la presenza di una flora simile a quella attualmente presente sul pianeta.

La fauna nell’Era Quaternaria o Neozoica

Lo sviluppo della fauna, in questo periodo, subì l’influenza dei cicli di glaciazione in modo più evidente di quanto lo fece la flora. Verso il termine del periodo del Pleistocene avvenne un’estinzione di massa di mammiferi. Questo accadde in ogni continente in cui vi fu la scomparsa di animali molto grandi e pesanti più di una tonnellata.

Africa e Asia meridionale però, furono esclusi da tale evento catastrofico ma ebbero comunque una riduzione alquanto drastica della biodiversità. Si persero infatti, molti generi di proboscidati, rinoceronti e ippopotami oltre a diversi tipi di predatori. Fra i generi estinti vi sono i mammut, i mastodonti, gli orsi delle caverne, il gliptodonte e il megacero. L’Uomo di Neanderthal, con ogni tipo di ominide escluso l’Omo sapiens e probabilmente l’Uomo di florens, scomparvero durante questi anni.

L’evoluzione dell’Uomo nel Neozoico

L’era Quaternaria è caratterizzata soprattutto dall’evoluzione del genere Homo che si è sviluppato poi nell’Homo sapiens, ovvero la specie a cui appartiene l’uomo moderno. Gli Australopitechi, sono vissuti nella prima metà del Pleistocene e si muovevano sui due piedi anche se possedevano un cervello di dimensione pari a quello delle grandi scimmie.

Homo si sviluppò durante il Pleistocene e superò un’ampia serie di adattamenti in continua evoluzione tra cui il passaggio a Homo Habilis, Homo erectus, Homo di Neanderthalensis fino ad arrivare all’apparizione in Africa dell’Homo sapiens che ha primeggiato su tutte le altre sostituendole.

Migrazioni avvenute successivamente grazie all’abbassamento del livello dei mari che consentì di raggiungere attraverso la terra emersa, ogni continente a parte l’Antartide. L’Homo sapiens ha poi colonizzato tutti i continenti del pianeta.

Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su twitter
Condividi su telegram