Dreadnoughtus schrani dinosauro erbivoro

Considerato il più gigantesco animale terrestre di cui sia stato possibile calcolare con precisione la massa, il Dreadnoughtus schrani era un sauropode titanosaurino dalle proporzioni strabilianti vissuto nel Cretaceo superiore, cioè nel periodo compreso tra 84 e 65 milioni di anni fa, nella zona corrispondente all’attuale Argentina antartica.

  • Nome : Dreadnoughtus schrani
  • Scopritore : Kenneth Lacovara nel 2005
  • Classificazione : Sauropodi, titanosauri
  • Reperti : Argentina antartica
  • Dimensioni : Lunghezza 40 metri / altezza 6 metri / peso 50 tonnellate
  • Periodo : Tardo Cretaceo

Dove e quando fu ritrovato Dreadnoughtus schrani?

I resti del Dreadnoughtus schrani furono ritrovati nel 2005 dal gruppo di ricerca americano-argentino guidato dal paleontologo Kenneth Lacovara dell’università di Drexler (Pennsylvania), durante una campagna di scavi nella zona del Cerro Fortaleza, nella parte meridionale della Patagonia argentina.

Il Cerro Fortaleza è una formazione calcarea del tardo periodo cretaceo, composta da straati di arenarie di origine fluviale, ossia sedimenti trasportati dalla corrente dei fiumi, con uno spessore di circa 460 metri, ed è compresa tra due formazioni analoghe rispettivamente di epoca Campaniana e Maastrichtiana.

Nel tardo Cretaceo l’estremità meridionale del continente americano era ricoperto da una fitta giungla, i cui alberi arrivavano a superare i 40 metri di altezza. Il Cretaceo fu infatti il periodo in cui il clima terrestre raggiunse le temperature più elevate e il massimo livello delle acque marine. La temperatura media del globo si aggirava sui 22.8°, e non esistevano estensioni di ghiacci perenni. Inoltre, il progressivo allontanarsi dei continenti, creava le condizioni per la formazione di correnti marine che trasportavano le acque calde dalla zona equatoriale verso i poli. Il clima era quindi caldo-umido: sulle zone continentali interne si verificò un’espansione di piante da fiore, la cui diffusione fu favorita dall’azione degli insetti che provvedevano all’impollinazione.

Piante come il ficus e la magnolia prosperarono, sostituendo le felci e le conifere che avevano costituito la maggior parte delle foreste primigenie. Un clima di tipo tropicale e la presenza di una tale ricchezza vegetale erano le condizioni ideali per la vita di rettili come i dinosauri. I sauropodi, in particolare, popolavano la parte meridonale del pianeta, mentre nella zona settentrionale erano molto rari ed erano più diffusi i predatori carnivori come il T-Rex.

La formazione calcarea del Cerro Fortaleza, benché remota e difficile da raggiungere, era già nota ai paleontologi, perché in passato aveva restituito numerosi esemplari di titanosauri, tra cui uno di Puertasaurus, diversi megaraptor oltre a numerosi altri resti fossili di tartarughe e coccodrilli. Il Dreadnoughtus schrani è per il momento l’ultimo tra i dinosauri giganti ad essere stato ritrovato in questa zona, ma chissà che il Cerro Fortaleza non riservi qualche altra “grandiosa” sorpresa ai paleontologi e agli appassionati di dinosauri!

Come si è conservato Dreadnoughtus schrani?

Osservando e studiando la disposizione degli strati litici che compongono il Cerro Fortaleza, i ricercatori sono giunti alla conclusione che la conservazione dei resti fossili di Dreadnoughtus schrani sia avvenuta in condizioni eccezionali. Il seppellimento del corpo avrebbe avuto luogo subito dopo la morte dell’animale, prima che iniziasse il processo di decomposizione, permettendone l’ottima conservazione.

Ciò sarebbe accaduto a causa dell’improvvisa inondazione della zona da parte di un corso d’acqua, che impregnò il terreno rendendolo simile a sabbie mobili. Le sabbie mobili inghiottirono letteralmente tutto ciò che si trovava depositato sul terreno, creando nel contempo le condizioni ideali per la sua conservazione.

Lo scheletro principale è stato rinvenuto completo al 45%, con l’esclusione del capo. La maggior parte delle ossa, in buono stato di conservazione e non deformate, era ancora in situ, cioè nella posizione che avevano quando l’animale era vivo e alcune articolazioni erano parzialmente conservate.

Per dare un’idea dell’importanza del ritrovamento, basti pensare che furono rinvenuti, tra gli altri: parte di un mascella e un dente; diverse vertebre tra cui l’osso sacro e trentadue vertebre caudali (cioè della coda), alcune costole, una scapola e un arto completo; lo sterno, il bacino intero e articolato, l’intera zampa posteriore sisnistra (tranne il piede) e diverse altre ossa degli arti inferiori.
Altre componenti ossee provenienti da un secondo scheletro portarono gli scienziati a poter ricomporre oltre il 70% della morfologia del Dreadnoughtus schrani.

Che cosa significa il nome Dreadnoughtus schrani?

Il nome scientifico Dreadnoughtus schrani indica un genere di sauropode (Dreadnoughtus) che include una sola specie (schrani).
Il termine Dreadnought (con l’aggiunta del suffisso latino -us) deriva dall’inglese antico e significa “che non ha paura di niente“, ed allude alle enormi dimensioni del sauropode, alto più di 6 metri e lungo 26, che, pur non essendo un predatore, sicuramente non doveva temere la rivalità degli altri animali.

Gli esemplari adulti sani dovevano essere infatti inattaccabili, proprio per le loro dimensioni colossali.
Dreadnought” era anche il nome della prima corazzata monocalibro mai varata, in dotazione alla Marina Britannica all’inizio del XX secolo e protagonista di combattimenti navali durante la Prima Guerra Mondiale.

Due di queste poderose navi, Rivadavia e Moreno, erano i fiori all’occhiello della Marina Argentina: dandoil loro nome al dinosauro rinvenuto nella provincia di Santa Cruz, si è voluto così rendere omaggio alla nazione che aveva ospitato per milioni di anni gli impressionanti resti fossili di questo esemplare.
Il nome della specie, schrani, è invece una dedica all’imprenditore statunitense, Adam Schran, finanziatore ed entusiasta sostenitore del progetto di ricerca e scavo che portò a questa scoperta senza pari.

Come era fatto Dreadnought schrani?

Al momento della sua scoperta, il Dreadnoughtus schrani è stato presentato come il dinosauro più grande mai rinvenuto: lungo oltre 26 metri, alto più di 6 alla spalla (come un edificio di due piani!), pesava dalle 59 alle 65 tonnellate. Solo il lungo collo, tipico dei sauropodi erbivori, misurava dieci metri, ben bilanciato da una coda lunga otto!

Di contro, il capo era piuttosto piccolo: dai frammenti ossei rinvenuti si è calcolata una lunghezza approssimativa di circa 80 centimetri. Il capo era di forma allungata, simile a quella di un’altra specie di sauridi, i diplodocidi. Le narici erano molto sviluppate e sormontate da creste; i denti avevano le caratteristica forma a cucchiaio tipica dei grandi erbivori.

Il poderoso corpo era ricoperto da una pelle corazzata, ricoperta da placche poste a mosaico, la cui funzione era probabilmente di immagazzinamento di sostanze nutritive nei periodi di siccità.
Gli arti erano leggermente più lunghi di quelli dei sauropodi simili, il che fa ritenere che il collo venisse probabilmente tenuto in una posizione più orizzontale rispetto ai brachiosauridi.

Dallla struttura e dell’accrescimento osseo dell’esemplare principale ritrovato, i paleontologi hanno dedotto che non avesse ancora completato il proprio sviluppo fisico: proviamo allora ad immaginare le dimensioni che avrebbe potuto raggiungere da adulto!

Il ritrovamento del Dreadnoughtus schrani è particolarmente importante per la conoscenza dei grandi erbivori sudamericani. Prima del 2005, sempre in Argentina, erano già stati identificati altri sauropodi titanosaurini, come il Puertasaurus e l’Argentinasaurus; nessuno però aveva fornito agli studiosi tante informazioni quanto il Dreadnoughtus schrani.

Lo studio di uno scheletro così completo ha consentito infatti ai paleontologi di comprendere meglio l’anatomia e la morfologia dei titanosauri (tra i quali il Saltasaurus e l’Isisaurus), considerati gli esseri viventi più grandi che abbiano mai abitato la terra.
Il nome titanosauri richiama infatti le figure mitologiche dei Titani, esseri dalle dimensioni gigantesche che secondo gli antichi Greci erano vissuti in un’età arcaica.

Quando comparvero i titanosauri, i loro parenti più stretti, brachiosauridi e diplodocidi, erano già scomparsi: i titanosauri furono infatti l’ultima, tra le specie di sauropodi, a completare la propria evoluzione, poco prima che l’improvvisa estinzione di massa verificatasi alla fine del periodo Cretaceo facesse scomparire dal nostro pianeta non solo i dinosauri, ma l’85% delle specie viventi che fino ad allora lo avevano popolato per milioni di anni.

Come viveva Dreadnoughtus Schrani?

Date le dimensioni del suo corpo e l’elevato dispendio energetico richiesto dal suo metabolismo anche solo per mantenerlo in vita, questo gigantesco sauropode erbivoro aveva bisogno di consumare ogni giorno quantità enormi di vegetali, che fortunatamente non gli mancavano.

Per questo motivo, secondo i ricercatori che ne hanno ricostruito il comportamento, trascorreva la maggior parte del proprio tempo nutrendosi, e si muoveva pochissimo. La sua stazza, si stima, era pari a quella di sette T-Rex, il peso corrispondente ad una dozzina degli odierni elefanti, ma il suo collo lunghissimo (oltre 10 metri) gli consentiva di procurarsi cibo in un’area vastissima solo muovendo il capo. Una volta consumati tutti i vegetali in quella zona, non doveva che spostarsi di pochi passi per poter ricominciare a mangiare. Un vero pigrone, insomma!

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