Brontosauro Apatosaurus dinosauro erbivoro

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Brontosauro Apatosaurus dinosauro erbivoro

Brontosauro e Apatosauro sono dei sinonimi e indicano la stessa specie di dinosauro, quindi perché esistono due diversi nomi per indicare lo stesso animale preistorico? Tutto nasce da un errore fatto in origine valutando alcuni reperti fossili.
Il paleontologo americano Othniel C. Marsh a dare il nome di Apatosaurus ajax nel 1877 a una delle sue scoperte che consisteva in uno scheletro incompleto di dinosauro in giovane.

Nel 1879 vennero scoperti i resti di un grande esemplare di sauropode, ovvero la specie più conosciuta soprattutto per il lungo collo. Questo scheletro apparteneva ad un dinosauro di dimensioni più grandi e più completo del precedente esemplare trovato da Marsh che credette di aver scoperto una nuova specie e la chiamò Brontosauro excelsius.

Successivamente, oltre 20 anni dopo, il paleontologo Elmer Riggs esegue una nuova analisi dei reperti fossili classificati da Marsh arrivando alla conclusione che erano tanto simili da poter essere accomunati in un’unica specie di dinosauri. Il parere di Riggs viene poi appoggiato dalla maggior parte dei ricercatori che approvano tutt’oggi le sue idee.

Seguendo le convenzioni di denominazione stabilite, si deve dare la precedenza al primo nome assegnato e quindi questo significa che l’animale preistorico denominato Brontosauro doveva essere rinominato come Apatosauro. Lo studio di Riggs venne pubblicato su un magazine poco noto e i risultati della ricerca rimase, così, sconosciuta alla maggior parte delle persone.

Bisogna anche considerare che il nome Brontosaurus aveva già ottenuto una grande popolarità anche per gli utilizzi dell’immagine del dinosauro in campo non scientifico. La compagnia petrolifera Sinclair, ad esempio, utilizzò il dinosauro come simbolo aziendale creando un logo che tutt’ora resta invariato ed entrato subito a far parte dell’immaginario collettivo.

Attualmente il nome Brontosauro è molto più conosciuto che Apatosauro, resta quindi la definizione più utilizzata. Nel film The Flinstone, compare Dino, il dinosauro che rappresenta l’animale domestico della famiglia e viene definito Brontosauro. Inoltre nello stesso film compare Fred Flinstone mentre mangia un Bronto-hamburger amplificando ancora di più la notorietà del dinosauro con il nome errato della specie.

Il servizio postale americano, nel 1989, creò una serie di francobolli dedicato ai dinosauri rappresentando l’Apatosauro con il nome Brontosauro giustificando tale scelta con il fatto che questo termine è quello più noto al grande pubblico. Si comprende quindi che tale termine è ormai è quello più in uso e quasi nessuno conosce la vera nomenclatura e classificazione del dinosauro dal collo lungo.

Il nome Apatosaurus deriva dalla composizione di due termini greci, ovvero apatelos che vuol dire ingannevole e sauro, che significa lucertola. Marsh diede tale definizione ai reperti fossili ritrovati per primi, in quanto alcune ossa assomigliavano alle ricostruzioni fatte dei Mosasauri, dinosauri acquatici.

Morfologia del dinosauro gigante Apatosaurus

L’Apatosauro era un animale primitivo che faceva parte dei sauropodi erbivori, la sua presenza sul pianeta Terra risale al periodo compreso tra i 155,7 e i 150,9 milioni di anni fa nel Periodo Kimmeridgiano, l’inizio del titoniano e per due terzi del Giurassico.

Questo dinosauro imponente viene inserito tra i più grandi animali erbivori terresti mai esistiti sulla Terra, oltre ad essere quello più conosciuto. L’analisi dei reperti fossilizzati riconosciuti come appartenenti all’apatosauro louisae, la più estesa e conosciuta della specie, confermano che la lunghezza di questo gigante della preistoria raggiungeva i 22,9 metri.

In tempi passati, il peso era stato calcolato che potesse arrivare a circa 40 tonnellate, le ultime ricerche hanno invece stabilito che fosse limitato a 18/20 tonnellate come descritto da una ricerca del 2009 pubblicata sul magazine Journal of Zoology. Le vertebre dell’Apatosauro, come accade per altri sauropodi, sono costituite da ossa posizionate a coppie che hanno consentito a questo animale di avere un collo lungo, spesso e ampio.

Brontosauro Dinosauro dal collo lungo

Il collo di questo sauropode, nonostante la stazza imponente e la lunghezza estrema, non è pesante quanto si potrebbe credere. Questo accade grazie alla presenza di alcune sacche d’aria che gli permetteva di essere leggero e quindi meglio gestibile da parte dell’animale.

La posizione del collo dell’Apatosauro e la sua flessibilità sono ancora in corso discussioni tra gli scienziati che si occupano dello studio dei fossili ritrovati e delle ricostruzioni delle strutture scheletriche raccolte nel corso del tempo. Il digitale viene in aiuto dei paleontologi fin dal 1990 quando venne effettuata il primo modello computerizzato che suggeriva la scarsa mobilità del collo del Brontosauro.

Dalle diverse osservazioni e ricerche si è dedotto che la testa venisse portata in posizione orizzontale dal dinosauro, questo fa comprendere come fosse impossibile per questi animali nutrirsi mangiando le foglie sulla cima degli alberi ma poteva abbassarsi per abbeverarsi.

Confrontando l‘Apatosauro con altre specie animali, si capisce che teneva la testa in alto grazie alla conformazione del collo a S che ricorda il collo del cigno. In un successivo studio del 2013, comparso sul magazine scientifico PLoS ONE che prese in considerazione la struttura ossea flessibile caratteristica del collo degli struzzi, ovvero gli animali che si pensa siano imparentati con i sauropodi.

Lo studio arrivò alla conclusione che tutte le ricostruzioni eseguite fino a quel momento non potevano essere corrette in quanto non erano state prese in considerazione le proprietà dei tessuti molli che potevano influenzare la flessibilità del collo del sauropode.

L‘Apatosaurus era dotato di gambe robuste e più corte di altre specie di sauropodi come, ad esempio, il Brachiosauro. Gli arti posteriori avevano una grandezza maggiore di quelli anteriori, questa caratteristica è abbastanza comune nei sauropodi. Un’altro punto in comune negli esemplari di questa specie è l’artiglio presente sulle zampe posteriori e posizionato sul primo dito dei tre presenti.

La coda del dinosauro aveva una grande lunghezza e sottile, la sua conformazione ricorda una frusta e probabilmente veniva utilizzata proprio come quello strumento per colpire i predatori o gli antagonisti del tempo. Sulla punta, la coda del Brontosauro, presenta una sorta di spaccatura che la divide in due ed è la causa di un sibilo prodotto con il rapido e violento movimento della stessa.

Questo suono, secondo le ricerche pubblicate sul giornale Discover nel 1997, veniva avvertito anche a diversi chilometri di distanza. Nonostante la struttura resistente e la lunghezza della coda, sembra che l’Apatosauro non riuscisse a creare grandi danni agli avversari anche se utilizzata come arma di difesa.

Il Brontosauro, esattamente come il Supesaurus ovvero il suo parente più stretto, era dotato di costole molto lunghe. Tali strutture ossee si riducono in lunghezza man mano che si allontanano dai fianchi dell’animale preistorico, questo particolare permette alla coda di prendere la forma slanciata che conosciamo.

Il cranio dell’Apatosauro, aveva una dimensione piuttosto ridotta rispetto alle dimensioni del corpo che sono invece enormi. La dentatura era composta da denti dalla forma somigliante a scalpelli perfetti per alimentarsi con vegetali.

L’alimentazione dei Brontosauri

L’Apatosauro si alimentava soprattutto con piante basse anche se si pensa che il collo potesse essere abbastanza flessibile da riuscire a raggiungere le foglie più giovani e morbide che si trovavano in alto sugli alberi. La grande corporatura di questo animale primitivo suggerisce che la quantità di vegetali ingeriti doveva essere ingente, la dentatura fa comprendere invece che non ci fosse masticazione.

Come accade per altri grandi sauropodi, anche il Brontosaurus excelsius doveva nutrirsi di almeno 400 chilogrammi di alimenti al giorno per poter vivere. Nel 2000, un team di ricercatori ha supposto che la misura gigantesca di questo dinosauro fosse dovuta alla grande quantità di alimentazione che dovevano ingerire.

Queste quantità era necessario in quanto gli alimenti utilizzati contenevano una piccola concentrazione di azoto, sostanza necessaria per la creazione di proteine e quindi di energia, per tale motivo per avere sufficiente energia dovevano mangiare una grande quantità di cibo.

Studi scientifici successivi hanno posto l’attenzione proprio sull’energia che viene fornita dalle piante e questo ha fatto sì che l’idea precedente fosse riconsiderata ma non totalmente da scartare. Il dibattito quindi resta ancora aperto e sottoposto ad analisi e ricerche dei paleontologi che si occupano di tale argomento.

Si considerano inoltre altre motivazioni che possono aver portato il Brontosauro a una corporatura di dimensioni titaniche. Tra le teorie considerate vi sono la deglutizione di enormi quantità di alimenti deglutiti senza essere masticati in precedenza.

La flatulenza del Brontosaurus excelsius

Come accade per gli animali erbivori esistenti attualmente sul pianeta Terra, anche gli Apatosauri erano dotati di colonie microbiche intestinali che li aiutavano a digerire il cibo vegetale. Questa elaborazione naturale produceva gas metano e effetto serra che si traduceva in emissioni gassose.

Uno studio risalente al 2012, pubblicato nel magazine Current Biology, un team di scienziati ha calcolato che il Brontosauro insieme ad altri sauropodi, producevano circa 530 milioni di tonnellate di gas metano ogni anno. Tale quantità rispecchia quella che oggi viene immessa nell’aria sia in modo naturale che artificiale.

Secondo il biologo David Wilkinson dell’Università di Liverpool, i dinosauri hanno avuto una flatulenza tale da condizionale il clima globale anche se con effetti minori. Praticamente sarebbero stati in grado di produrre sufficiente metano per sostenere il riscaldamento del clima durante il Mesozoico.

I reperti fossili di Brontosauro-Apatosauro

i fossili di questa specie di dinosauro, sono stati scoperti all’interno delle cave di Nine Mile and Bone Cabin nel Wyoming, oltre che nelle zona territoriali del Colorado, dell‘Oklaoma e dello Utah. L’Apatosauro louisae è stato denominato in questo modo da William Holland all’inizio del 1900 per onorare Louise Carnegie, consorte di Andrew Carnegie ovvero il finanziatore della campagna di ricerca sul territorio per cercare reperti osseri di animali preistorici in quelle zone.

Le orme di un Brontosaurus di giovane età sono stati reperiti nella cava Five presso la cittadina di Mossizon in Colorado. Le impronte trovate da M. Mossbrucker indicarono come i cuccioli di questo dinosauro fossero in grado di muoversi velocemente sollevandosi sugli arti posteriori.

Nell’anno 2013 lo stesso ricercatore riuscì ad individuare il primo reperto del muso di Apatosauro. Tale ritrovamento fu di fondamentale importanza in quanto era il primo ritrovato completo e permise ai paleontologi di rispondere alle tante domande ancora in sospeso sulle abitudini e le caratteristiche fisiche di questo enorme dinosauro.

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